Home
DERVISH / Un testo a cui tornare

Il manifesto Dervish

Sull’essere umano, la verità e il senso.

Lingua originale: turco09 lingueTraduzione

L’essere umano viene al mondo cieco, con sensi ed emozioni non ancora pienamente formati. L’unica cosa che possiede è il suo essere umano. La prima realtà che gli si dischiude è quella degli organi di senso, di cui si serve per infrangere questa illusione. Vede, sente, annusa, percepisce e assapora. Ma non può ancora assaporare l’essere umano, perché la realtà si trova oltre tutto questo: nell’umano stesso. Per vedere l’umano nell’altro, però, deve comprendere ciò che lo supera. È la realtà al di là dell’essere umano: la mente.

La mente comincia a esistere attraverso il pensiero. È uno dei pochi fenomeni dell’universo capaci di dare origine a se stessi. Può creare concetti e definizioni, e si imprigiona in una realtà astratta che ha costruito da sé. Per fuggire da questa prigione bisogna andare oltre. Per trascendere i sensi bisogna diventare ciechi, sordi e muti. Ma per trascendere il pensiero bisogna pensare di più. Nel pensiero bisogna creare, dare esistenza: ed è questo Dio.

Qui l’essere umano troverà la verità autentica. Non può comprenderla liberandosi delle proprie qualità umane. Deve prima accettarle e dar loro esistenza, perché non è possibile combattere il nulla. Nell’assenza che abita questa realtà da lui creata troverà una radice: l’esistenza. Sebbene anche l’esistenza, come ogni cosa, si fondi su un nulla, per comprendere quel nulla deve prima farlo esistere nella mente. Al di là dell’esistenza, alla base di tutto c’è un’idea. È qui che comincia l’errore di tutti. Questa idea si chiama «io».

L’io è il concetto che dà inizio alla più grande illusione umana. L’essere umano limita a se stesso il punto da cui nasce la realtà ed entra in contraddizione con il proprio io, avendo legato il fondamento di tutto all’esistenza concettuale del nulla. Non c’è differenza tra distruggere l’esistenza e far esistere il nulla: alla fine troveremo la stessa cosa. Ma quando andremo oltre, dietro persino a quell’io, vedremo il legame fra luce e oscurità. Questo legame è una causa.

L’esistenza non è altro che una causa, perché ogni cosa è una ragione. La causalità è un equilibrio: permette a tutte le cose di nascere le une dalle altre, in successione. L’essere non distrugge se stesso, perché la sua causa è il non essere. L’essere umano è un’idea, perché la causa dell’universo è un’idea. Il pensiero, cioè l’informazione, non spiega perché qualcosa esista, poiché la sua esistenza è causa di se stessa. Anche l’esistenza dell’idea dell’umano, al di là dell’essere umano, è causa di se stessa. Deve esistere, perché il sapere dell’umano non ha altra possibilità che esistere: porta la propria ragione dentro di sé.

Comprende, afferra e confronta; scompone se stesso e porta alla luce il sapere che racchiude. Condivide quel sapere con l’essere umano, che comincia a comprendere se stesso. Comprendersi: è lì che comincia l’esistenza. Attraverso l’umano, una persona può comprendere la ragione del proprio essere. E anch’essa è un riflesso, il riflesso di tutto ciò che esiste nell’universo e nel mondo. Perché l’essere umano pensa e può immaginare; può custodire tutta la realtà dentro di sé. I confini dell’immaginazione contengono persino ciò che va oltre l’immaginazione, perché anch’essa porta la propria causa. L’essere umano è l’unica materia capace di conoscere se stessa e, quindi, di comprendere ogni materia. Dio indica ciò che sta oltre.

Comprendere se stessi, da solo, non significa nulla, perché per comprendere l’umano bisogna guardare anche dentro di sé. Nello specchio c’è soltanto un riflesso; la verità è ancora oltre. Andare oltre non significa avanzare, né tornare indietro. Significa scendere alla radice dei concetti. Questa radice sono le cause. Il sapere stesso è causa di qualcosa. Comprendere tale causa significa costituire il sapere stesso. Per l’essere umano, comprendere la propria causa significa costituire l’umano. Il senso stesso: qui si trova il vero nulla. Questo è Dio, l’essenza del senso. Ciò che è più difficile esprimere, ciò che non poggia su alcuna causa perché è la causa stessa.

Proprio qui ci viene incontro una metafora simile: l’immaginazione. Anch’essa è un’illimitatezza che crea i propri confini. Può racchiudere un senso così infinito da poter creare perfino la propria causa. È una forza capace di comprendere persino il non essere, la vera ragione dell’essere umano. Non si occupa dell’esistenza né del nulla: è semplicemente un fenomeno, scorre, passa e continua. Come un ciclo, non ha fine e nessuno ne conosce l’inizio. Non ha causa, perché può dare esistenza alla propria; non ha bisogno di altre cause. Il nulla e l’essere sono per essa soltanto due semplici concetti, lo spazio e il tempo solo un’illusione. Forse non scomparirà mai. Forse è persino l’unica ragione per cui tu esisti in questo momento. È ciò che sta oltre l’umano: a volte un dio, a volte un «umano», a volte uno sconosciuto. Cercando di comprendere la ragione della propria esistenza, l’essere umano scopre non soltanto se stesso, ma anche il modo in cui l’esistenza genera senso.

L’illusione umana su Dio comincia con l’io. Cominciando a ingannarsi attraverso il proprio io, l’essere umano ha distrutto Dio e si è creato un nuovo dio: l’io. Lo ha riprodotto nella propria mente e in quella degli altri, e vi ha creduto. A volte la fede è un fenomeno tanto potente da arrivare a dare esistenza alle cose. L’essere umano ha cercato ostinatamente di togliere a Dio il ruolo di causa e di includerlo in un insieme di concetti. Ci è riuscito credendo. Ma nessuna fede può sconfiggere la verità, perché la verità è la causa di tutto, e distruggerla significherebbe distruggere ogni cosa. Per questo l’essere umano è rimasto prigioniero di un’illusione e ha iniziato la sua ricerca.

Mitologie, religioni e credenze sono pensieri nati da queste contraddizioni e custodiscono sempre una verità viva al proprio interno. Per quanto l’essere umano cerchi di fuggirla, l’amore che porta dentro e che tende verso di essa glielo impedisce. Forse alla fine del cammino, forse al suo inizio, quell’amore gli farà incontrare la verità. Perché l’illusione dell’esistenza finisce con la verità. L’essere umano si chiede se anche l’esistenza sia una menzogna; eppure anche la menzogna è una forma di esistenza. Perché nel cuore di ogni cosa si trovano una verità e un amore. Allontanandosi da questo, la mente umana ha detto «penso» e si è data esistenza. Ma quale essere vorrebbe distruggersi? Quale verità rinnegherebbe la propria essenza? Negando la propria essenza e dicendo «io esisto», l’essere umano ha rifiutato l’umano e ha rinunciato al diritto di essere umano, di essere libero.

La verità custodisce anche la libertà e la capacità di immaginare, perché, come abbiamo detto, esse sono la ragione l’una dell’altra. A volte l’essere umano dimentica di appartenere a un grande insieme. Tradisce l’insieme di cui fa parte e pensa solo a sé. Crede tanto alla realtà dell’immagine nello specchio da non riuscire a vedere la propria vera identità, il proprio essere: il vero nulla è in questa cecità. Questa cecità è il nulla stesso, tanto lontana dalla verità quanto opposta all’esistenza. È proprio questo il mondo abitato dall’umanità. L’io arriva a negare perfino se stesso; se necessario si inganna e si rende complice di questa illusione. Questo è, in fondo, lo shirk: attribuire a Dio un associato. È l’errore dell’essere umano, la battaglia che ha perso. In questa guerra dell’umanità non c’è mai stato davvero un vincitore, perché a perdere è sempre stato l’essere umano stesso, che ha continuato a distruggere l’umano dentro di sé. Questa guerra contro la verità, questo sforzo per esistere, ha generato un immenso nulla, perché l’essere umano ha creato la propria causa: il ciclo inevitabile dell’annientamento. Quando distruggerà davvero la verità, Dio, avrà rinunciato anche alla propria esistenza.

L’essere umano vede la vita come un lungo cammino, ma ciò che è un lungo cammino è il tempo. La vita non è altro che un fenomeno. Per alcuni può essere molto breve e semplice, per altri molto lunga e complessa. Il cammino, invece, nasce dal tempo. Il tempo è l’interezza che l’essere umano vive nell’esistere. È ogni istante in cui conserva questa interezza. Questo concetto non scorre sempre allo stesso modo. Il tempo di ciascuno è diverso: alcuni vi sono imprigionati, ad altri non basta mai. Insaziabili, scorrono lungo questo cammino desiderando possedere tutto il tempo.

Per Dio, invece, il tempo non esiste, perché il concetto di tempo è un’espressione dell’ego dell’io. Questo ego attribuisce un valore al tempo e vuole possederlo. Quando è diventato così importante il tempo? Perché è diventato il tempo ciò che scorre, mentre il cambiamento e la verità profonda in cui la realtà muta forma hanno perso importanza fra gli esseri umani?

Più l’essere umano cerca di possederlo, più il tempo è l’unica cosa che davvero perde, l’unica verità che gli scivola fra le mani. Nel momento in cui lo fa esistere, è condannato a perderlo. In un certo senso, si è condannato a soffrire per sempre il dolore della propria scomparsa. Non può nemmeno assaporare il nulla: sente soltanto l’annientamento. Il tempo è un limite per l’essere umano, è ciò che dà origine al suo io. La data che «lo» fa esistere è quella della sua formazione. Per lui è estremamente importante, ma per l’universo non è nulla. Per lui è reale quanto i numeri e la proprietà; per il divino non è che un concetto vuoto.

Puoi modificare questa scelta in qualsiasi momento.

Non vengono usati cookie pubblicitari o analitici.